FIGLI SUOI

Siamo tutti figli di Gerry. Ebbene sì. Alla fine l’ho scritto. Dopo un anno e mezzo di Hugo Pratt, Humphrey Bogart, parallelismi vari tra Omero, poeti maudit e miti calcistici, stanotte siamo al dunque.
Questi trentenni manifestamente maldestri.
Velleitariamente goliardici.
Alla perenne ricerca della compagna della vita.
Inesorabilmente esposti ai tiri mancini d’un Fato cinico e baro.
Facciamo tenerezza più che rabbia, e c’è un’arcana dignità addirittura in questo. E lui, il Gerry, l’aveva intuito prima di tutti. A suo modo, ci aveva anche avvertiti.
Come il nostro mentore, portiamo in giro queste stempiature che hanno preso il largo da un pezzo. E indossiamo queste camiciole un po’aderenti, su panzette appena arginate dal footing domenicale. Esercizio fisico del tutto insufficiente, peraltro, a farci competere con i nuovi efebi del nostro tempo, questi fighetti che leggono For man e Focus.
Comunque noi no, e questo va detto. Noi in quel campo li si batte, con le donne. Noi si legge solo letteratura. Alta letteratura. Ellmore Leonard e Mordechai Richler. Italo Calvino e Chuck Palahniuk.
Salvo poi scivolare sui basilari. E qui mi fermo, perché dovrei andare sull’autobiografico oppure, oppure occhio, dovrei parlare di amici, di gente che questo blog lo legge anche se non parla mai. E non sarebbe carino.
Però tremate. Prima o poi lo rifarò.
Ordunque.
Si chiude, quest’oggi, un novembre straordinariamente caldo.
S’augura a tutti un dicembre gaudente. Alla Gerry negli anni d’oro di “Last christmas”.
O quanto meno un dicembre sereno, via.
E’ STATO UN ATTIMO
Quando una sconosciuta ti chiama dal portatile sul fisso dell’ufficio alle 20 e 12 di venerdì dando per scontato che ascolti 25 minuti di seguito su questione di lavoro a scadenza 8 giorni dopo inequivocabilmente apprendi la tua vita è mutata non sei più beer and sausage boy qualcosa da qualche parte t’è inesorabilmente sfuggito di mano neppure hai scampo d’ignorare questo che vivi il migliore dei mondi possibili già un gran privilegio avercela una scadenza di lavoro in fin dei conti che gran vantaggio essere anonimo numero della catena nulla di personale nulla può ferirti.
NON RICHIESTI, MA VALIDI
“La vita è un biscotto ma se piove si scioglie. Sogna un po’ se vuoi, ma mordi, quando puoi”.
(Jim Carrey in “Una Settimana da Dio”)
L’AMORE AI TEMPI DELLO SPAM

In questa notte del novembre più caldo ch’io ricordi, non foss’altro per le temperature, desidero porre alla di vossia attenzione una singolar questione.
Chi di voi, miei fedeli amici, ha mai scritto una lettera d’amore?
Nessuno, credo, possa dir d’essersi sottratto a cotal sfida.
Viviamo nell’era della comunicazione globale. E’ possibile comunicare in forma immediata, e veloce, anche con l’altro capo del mondo.
Sms, e-mail, MSN e post-card sono il nostro pane.
Nulla di nuovo, dirà qualcuno.
Vero, rispondo io. Eppure, non basta. Va aggiunto anche altro.
Perchè rispetto ai nostri antenati, infatti, dobbiamo rispettare obblighi, responsabilità e regole ulteriori.
Il primo obbligo consiste nella rapidità. Le e-mail arrivano in tempo reale. Occorre, dunque, replicare in tempo reale, o comunque utile. Tutto corre, non è più come nell'ottocento che a metter su un matrimonio ci volevano anni di trattative.
Il secondo è la sintesi. Ok, bisogna essere efficaci, certo. Ma anche sintetici. Spesso si scrive, e si legge, dal proprio posto di lavoro. Non è il caso ch’altri s’accorgano. Non c’è tempo. Poche righe ma dritte al punto, dritte al cuore.
Terzo, il tono. Bisogna azzeccare il tono, altrimenti sono guai. Prendete ad esempio gli sms: pensiero, affetto e passione in 150 caratteri. E’ possibile? Certo che no. Eppure, talvolta l’impossibile può divenire indispensabile. Ed ecco allora l’importanza del tono. Quante volte vi è capitato di scrivere via sms qualcosa che è stato pensato con voce scherzosa, ma è stato poi letto dal destinatario in modo del tutto opposto?
Meditate, gente, meditate.
L’amore corre lungo le fibre ottiche. Mail ed sms non sono infallibili: può capitare che non arrivino mai a destinazione. Può capèitare. Tuttavia, rispetto alla posta ordinaria, la loro affidabilità dà distacchi siderali. Le parole volano, è proprio il caso di dirlo.
Ebbene, amici miei, anch’io, giorni fa, ho ricevuto una mail d’amore. Ve la riporto qui, nella propria interezza, compresa la tenera e involontaria sgrammaticatura, dovuta, ne converrete, più alla passional furia d’esecuzione che a evidenti lacune nell’istruzione di base.
Suona così. Copio e incollo.
Mittente:
ifzelnkoj@meri.uwasa.fi
Testo:
Do not ignore me please,
I found your email somewhere and now decided to write you.
I am coming to your place inb few weeks and thought we
can meet each other. Let me know if you do not mind.
I am a nice pretty girl. Don't reply to this email.
Email me direclty at finyq@supergoodfood.com
Ciò che vi chiedo, amici eterei, è un po’ d’aiuto. Le pene d’amor perdute lasciarono nel mio cuore vuoti incolmabili, e ora vago senza meta, novello Leopardide, tra siti di risposte precotte, a buon mercato, pronte alla bisogna.
Però io, lo sapete, non posso, non posso rinunciare all’originalità. Perché io sono il trentasenzalode.
Come rispondere a ifzelnkoj@meri.uwasa.fi?
Aiutatemi voi.
Trovate le parole. Chè io, invece, le persi.
Insieme alla clemenza verso il mio gestore di posta elettronica.
MOLTO BANALMENTE

Applico agli eventi il giusto disincanto, perplesso quel tanto che basta a indignarmi ancora per le poche cose che contano davvero.
Agli astanti, curiosi o distratti che siano, dispenso sorrisi cosmici.
Sorrido, e spesso direi, a volte convinto, comunque mai finto.
Sorrido di rimando. Come dire “non aver paura di niente, perché niente ha paura di te”.
D’un tratto, poi, m’inseriosisco. Per fornire a me stesso la prova inconfutabile di non avere una paresi.
REPLACED
Riporto dal sito del Washington Post.
Rumsfeld, quoting Winston Churchill, said, "I have benefited greatly from criticism, and at no time have I suffered a lack thereof". He called the war "little understood" and "complex for people to understand" but said that over time, Bush's contributions "will be recorded by history."
Per fortuna nostra e degli Stati Uniti, oggi è stato fatto un piccolo passo in avanti.
Festeggiamo.
E’ talmente raro ricevere una bella notizia.
Just one more thing, Mr. Rumsfeld.
Surely history will record, but will judge too.
‘MAZZA CHE NOIA


Due omini siedono ad un’ora qualunque in un bar qualunque di una qualunque periferia romana. In omaggio alla letteratura rom, li chiameremo Uso e Aso. Ma senza alcuna intenzione simbolica.
Uso: ’Mazza che noia
Aso: Eh
Uso: Che avemo chiesto?
Aso: Du’ caffè
Uso: Li so’ annati a pija’ in Brasile
Aso: Po’ esse
Uso: L’hai sentita sta cosa de Claudio Lippi?
Aso: No
Uso: S’è pentito
Aso: De che?
Uso: D’essese vestito da ape
Aso: Ah. S’era vestito da ape?
Uso: Pare de sì. In televisione
Aso: Davero? In televisione?
Uso: Sta scritto sur giornale. Pure da canguro dice che s’era vestito
Aso: Ah. Numme n’ero mai accorto de ‘sta cosa
Uso: Effettivamente manco io
Aso: Ma chi è poi Claudio Lippi?
Uso: Tipo quello roscio. De mediasette
Aso: Ah. Ma dimme te
Uso: E st’altra cosa de Cassano l’hai sentita?
Aso: No
Uso: Dice che s’è pentito
Aso: De che?
Uso: D’esse annato via da Roma
Aso: Ah
Uso: Dice che aritornerebbe a Roma pure a piedi
Aso: Aritornerebbe a Roma? E a fa’ che, scusa?
Uso: A boh, che ne so. A vede’ Fontana de Trevi. A fasse un wikende. A magnasse 'n piatto de bucatini
Aso: ’Mazza che cojoni però sto tempo. Fa pure freddo mo’
Uso: Aho’ ma sti caffè? ’Namo un po’!
CONTINUIAMO A FARCI DEL MALE

E pensare che a Sharm El Sheick è alta stagione, nel mar rosso pullulano coralli e la spiaggia brulica di ventenni russe, ricchi scemi e terroristi in incognito.
Noi qui a lavorare. Bah.
LIBERE SUGGESTIONI

Choose Life.
Choose a job.
Choose a career.
Choose a family.
Choose a fucking big television, choose washing machines, cars, compact disc players and electrical tin openers.
Choose good health, low cholesterol, and dental insurance.
Choose fixed interest mortage repayments.
Choose a starter home.
Choose your friends.
Choose leisurewear and matching luggage.
Choose a three-piece suite on hire purchase in a range of fucking fabrics.
Choose DIY and wondering who the fuck you are on a Sunday morning.
Choose sitting on that couch watching mind-numbing, spirit-crushing game shows, stuffing fucking junk food into your mouth.
Choose rotting away at the end of it all, pishing your last in a miserable home, nothing more than an embarrassment to the selfish, fucked up brats you spawned to replace yourself.
Choose your future.
Choose life.
But why would I want to do a thing like that?
(John Hodge, Irwine welsh, “Trainspotting”)

Avevo Trent’anni. Davanti a me si apriva la strada portentosa, minacciosa, di un nuovo decennio.
Erano le sette quando salimmo con lui nel coupè e partimmo per Long Island. Tom parlava senza sosta, esultante e ridente, ma la sua voce era remota per Jordan e per me come il frastuono estraneo sui marciapiedi o il tumulto della ferrovia sopraelevata. La simpatia umana ha i suoi limiti e fummo lieti di lasciar svanire le discussioni tragiche con le luci della città alle spalle. Trent’anni: la promessa di un decennio di solitudine, una lista sempre più rada di scapoli da conoscere, un entusiasmo sempre più vago, sempre più radi capelli. Ma accanto a me c’era Jordan, che a differenza di Daisy era troppo saggia perfino per trasportare da un’epoca all’altra i miei sogni dimenticati. Mentre passavamo sul ponte buio, il suo viso pallido si posò pigro sulla mia spalla e lo scossone formidabile dei trent’anni dileguò sotto la pressione rassicurante della mano di lei.
Così ci avviammo verso la morte nel crepuscolo rinfrescante.
(Francis Scott Fitzgerald, “Il grande Gatsby”)

Quando sei giovane, le tue potenzialità sono infinite. Potresti essere Einstein, potresti essere Di Maggio. Poi arriva un momento in cui ‘potresti essere’, va a sbattere contro ciò che sei stato. Non eri Einstein. Non eri niente. E' un brutto momento.
(Chuck Barris, “Confessioni di una mente pericolosa”)
A trent’anni la vita è un gran vento, che però si va calmando.
(Citato da Alberto Asor Rosa, Storia d’Italia, Einaudi)

“VIVO SULLA LAMA, MI COM/MUOVO NEI BASSIFONDI, PARLO COI RICERCATI DALLO STATO, BRIGO, MI PROCURO E DILAPIDO MILIONI, POI, RISCHIO, MI STRUGGO, MI UMILIO, MI ARRENDO, POI MI FACCIO E TUTTO TORNA BELLO, PIU’ SPLENDENTE DI PRIMA!!!
L’ALTERNATIVA E’
(Andrea Pazienza, “Gli Ultimi giorni di Pompeo”)