NO DOUBTS?

Abbi dubbi, titolava un Bennato d’annata.
Insistere, pur sapendo che il dolore da senso di perdita sarebbe da evitare, o prendere il largo con l'uovo ancora intatto, cercando altrove nuove sfumature dell’assoluto?
Bah...
Ebbene sì, a questo s’arrivò. Al 30-sondaggino.
ALTERA MEMORABILIA
“E’ facile essere buoni. Difficile è essere giusti”.
(Javert ne “I miserabili”, Victor Hugo)
TALMENTE SCONTATO DA DIMENTICARCENE
L’uomo ritratto in foto si chiama Abdul Karim Nabil Suleiman. Ha 22 anni, è egiziano e in rete il suo nick è Kareem Amer. L’indirizzo del suo blog è http://karam903.blogspot.com. Da due mesi e mezzo, Kareem è in carcere. I capi d’imputazione sono incitamento all’odio verso l’Islam, diffamazione del Presidente e del proprio Paese. Le prove di colpevolezza sono sul suo blog, tutto scritto in arabo, a parte il profilo: da lì, dal proprio URL, raccontava qualche giorno fa Viviana Mazza sul Corriere della Sera, Kareem Amer “ha più volte criticato il governo e le autorità islamiche”. Più d’un anno fa, Kareem, che è nato e cresciuto in una famiglia di stretta osservanza musulmana, ha pubblicato un post dal titolo “La nuda verità dell’Islam come l’ho vista”: vi raccontava l’attacco di una chiesa cristiana di Alessandria da parte di una folla di islamici che non avevano gradito una rappresentazione teatrale considerata offensiva verso il loro credo. Già in questa occasione, esprimere le proprie idee gli era costato l’arresto. Rilasciato dopo 18 giorni, Kareem aveva continuato a scrivere ciò che pensava sul proprio blog, rimettendoci anche l’iscrizione alla facoltà di legge dell’università di Al-Azhar, che punisce con l’espulsione la libera espressione delle proprie idee riguardo a politica e religione. Kareem ora rischia da 3 a 7 anni di reclusione: è in carcere in virtù di una legge del 1967, che consente la detenzione di sospetti o persone pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Abdul Karim Nabil Suleiman è in prigione per aver fatto ciò che noi facciamo, o abbiamo fatto, una o più volte al mese. Ovvero dire ciò che pensiamo del nostro Paese.
Ricordiamocene di Kareem, ogni tanto, quando scriviamo. La libertà è un bene primario, come l’aria. Ed è tutto, tranne che banale.
Buona settimana a tutti.
DEL MANCATO ARRIVO DEL GENERALE INVERNO

Strane settimane. E’ pieno inverno, ma il freddo non è mai arrivato. I fiumi sono in secca, gli amici che vorrebbero sciare sono neri di rabbia, e persino sciarpe e guanti sono divenuti vezzi inutili, tanto le temperature non le richiedono. Sarà interessante vedere, nel complesso, come diavolo abbiamo speso i nostri quattro risparmi nei saldi: che ci siamo comprati?
L’aspetto commerciale della situazione è però del tutto veniale.
C’è dell’altro. Molto di più. Dicono, i giornali, che in Sicilia i mandorli siano già in fiore, come anche i susini nelle Marche. Dicono poi che gli uccelli migratori siano rimasti in Nord Europa: il clima è mite anche lì. Dicono che le api regine abbiano già cominciato a deporre le uova, che mimose e ginestre siano già nel pieno dei loro colori, che il grano sia alto più del dovuto.
L’uomo e i suoi consumi hanno fottuto un pianeta. L’inverno non è inverno.
E per osmosi, sembra che anche l’orizzonte dei miei eventi risenta delle aporiche accelerazioni di questa natura bislacca.
Decido con fermezza e a mia volta subisco altrui decisioni. Il tutto, nel giro di pochi giorni. Non mi ribello e ballo la musica che passano, senza fermarmi. Cerco di prendere le decisioni giuste, giorno per giorno e caso per caso, e non mi pongo molte domande.
Vivo molto, che è bene, e scrivo poco, che invece è meno bene. Questo è.
SIPARIO!

"Sipario...", direbbe sornione Maurizio Costanzo, giornalista piduista detto anche “consigliperliacquitti”.
"Sipario!", direi io.
Sipario da chiudere, e velocemente anche, sulle domande malposte, sulle urla in macchina, sulle pretese incrociate, sulle recriminazioni da evitare, ché non porterebbero a niente. Sipario, sipario. Senza rimpianti. Ci sarebbe di che scrivere, e ricamare sopra, ma come diceva qualcuno, “la malinconia ci rende tutti poeti”, è vero, “ma ci fa perdere un sacco di tempo”. Tempo che non abbiamo, s’è detto. Come dicevo a un’amica, la vita corre, e bisogna starle dietro.
Sipario sulle feste e chi c’è stato. Si torna all’ovile. Sipario, altro sipario, da riaprire. Da domani l’improbabile tribù dei miei colleghi m'infesterà di nuovo gli umori. E dovrò esercitarmi a evitare qualche occhiata: forse, in fondo, anche meno spesso di quel che temo. E più in generale dovrò essere all’altezza delle magagne, professionali, affettive, amicali, o d’altro genere.
Come si fa? Si fa, si fa. In qualche modo, si fa.
In piedi trentasenzalode, c’è un monte di cose da fare, da vedere, da prendere, da assaporare.
Sipario!
DEL SENSO CHE NON C’E’, O FORSE C’E’,
ECCOME SE C’E’

Dovrei spiegare un po’ di cose. Il quasi vuoto di quindici giorni e più prevederebbe elaborate spiegazioni, lunghi e arzigogolati racconti, financo nuove promettenti linee editoriali per questo blogghetto ormai caduto in disgrazia.
Niente di tutto questo verrà scritto: resto fedele alla nuova poetica trentasenzalodiana del “nessun autobiografismo più dello stretto necessario”. Costi quel che costi, non voglio più gente ubriaca che dice d’aver "campato della mia merda" (sic!).
Posso attenermi a qualche ragguaglio sulle feste comandate. Tipo capodanno.
Il padrone di casa, nome già noto alle cronache, ci ha deliziati a colpi di spritz, rum e pera, chianti, lambrusco e prosecchini.
Il tutto è stato condito da prelibatissime vivande d’ogni sorta, cui ognuno di noi (17 per la precisione, fanculo alla scaramanzia) aveva dedicato amore e passionalità nel pomeriggio del 31.
E così, anche ’sto capodanno se lo semo levato dalle palle.
Altri recentissimi, contraddittori, inspiegabili e multicolori eventi mi lasciano sulle labbra un sapore dolce e insieme anche molto amaro. Fatico molto a trovare il senso, ed anzi, la verità è che perdo il motivo di questo affanno.
Il senso non c’è, mi verrebbe da dire. Mi verrebbe da dire che le cose sono quel che sono.
Cioè, intendo dire, esse sono il frutto di ciò che siamo, delle nostre scelte e di quelle degli altri. Lo sappiamo, no? Non è detto che si tratti di un linea retta, né di una circolare. E’ così e basta. Inutile chiedersi il verso del disegno.

Ne ho discusso anche con un amico, che non la pensa esattamente così. Il senso c’è, nel senso che c’è sempre uno scopo, siamo tutti figli del nostro libero arbitrio. E c’è anche un mezzo per raggiungerlo ‘sto scopo: ed è uno solo quello adatto, uno soltanto. Difficile dargli torto, difficile davvero.
Ne riparleremo. Anche qui, forse.
Intanto buon anno a tutti, stateve buon’, scolate la pasta quando è al dente, e più in generale, nun v’agitate.