Forse ha smesso di piovere

Rigorosamente, stoicamente, insistentemente forse

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Detesto le domande troppo dirette. Ciò che posso dirvi, signore e signori, è che siete i benvenuti.

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mercoledì, 28 febbraio 2007

MESSAGGIO AI NAVIGANTI

 

Messaggino ai naviganti, dall’altrove in cui mi trovo. Più e-mail, che sms.

Ho un po’ nostalgia di voi. Un po’ molta. Ho un po’ nostalgia, a volte, del vecchio blog onnicomprensivo che un anno or sono rispondeva a questo URL. Ma tant’è, il tempo è poco, non si può far tutto.

Altro mese trascorso. Alti e bassi professionali, superati. Alti e bassi calcistici, superati. Alti e bassi amicali, anche qui su splinder, superati. Alti e bassi politici, non ancora superati. Alti e bassi miocardici non ancora superati, ma almeno metabolizzati, tra coraggio e prudenza, in attesa che le cose si compiano. Ma sì. Dai.

Avviciniamoci con incauto sollievo a bivi di piccole grandi verità. Ma sì, ma sì, io la vedo così, vada come vada, diamine. Che sarà mai, gente? E’ solo vita. E’ tutto un giocare a fare gli adulti. Voi ne vedete, in giro, di adulti? Io sempre meno. Più invecchio (‘azzo, se invecchio), meno adulti vedo in giro.

Sto imparando a scegliere i vini rossi. Cosa buona. Comunque vada, quando torno, se torno, so scegliere il vino.

postato da: trentasenzalode alle ore 00:52 | link | commenti (7)
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venerdì, 23 febbraio 2007

TANTO PER NON PENSARE AI 12 PUNTI DI PRODI

L’altroieri sera c’è stata Roma-Olimpique Lione. Mio fratello era uno dei 60mila paganti. Al ritorno, mi ha poi raccontato un gustoso aneddoto, da archiviare nelle freddure de noantri, sulla stessa scia di quel famoso striscione che avevo visto al concerto degli U2 ("Bono, annullame er mutuo"). 

“Hai visto l’arbitro”, mi fa mio fratello, “hai visto quanti ammoniti?”.

“Sì…”.

“Ma poi… un sacco pe’ simulazione… a un certo punto c’era un mio vicino che ha cominciato a strilla’ ‘‘a stronzo! ‘a simulazione ‘a fa’ tu’ moglie, tutte ‘e sere!!’”.

postato da: trentasenzalode alle ore 00:27 | link | commenti (10)
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lunedì, 19 febbraio 2007

RESETTARE?

 

Del tutto improvvisamente, la posta elettronica del mio ufficio ha deciso di resettare (pessimo neologismo, lo so) gli ultimi sei mesi della mia vita. E così stamane, del tutto improvvisamente, l’ultima mail in Posta in arrivo era datata 21 agosto 2006. Ho convocato d’urgenza il primario informatico. Ma dubito potrà rimediare a ciò che stato divelto, non c’è protesi che restituisca file dispersi.

All’epoca, 21 agosto 2006, nulla di nulla era neppure in nuce, questo blog era in letargo, io inseguivo balzani sogni di donne girasole che neppure conoscevo, e ad esser precisi, ecco, nell’imminente di quell’ultima missiva digitale che posso serbare, io ero – credo - beato e felice ad imbrunire il capo raso su una spiaggia salentina.

La tentazione di fare “reset” anche di tante altre cose c’è, inutile negarlo. Sarebbe facile, oh sì se lo sarebbe. E d’altra parte, l’incontrollabile bizzarria di taluni avvenimenti tenderebbe anche a giustificarmi. Che poi, mica bisognerebbe tornare al 21 agosto. Come day-before, a me basterebbe spostare il calendario di giusto un paio di mesetti. Tipo novembre. Dai, 28 novembre 2006. 27, via, per non fare i fiscali. E tutto tornerebbe in ordine. Basterebbe non vibrare quel click, e tutto sarebbe più tranquillo. Più noioso, sì, certo, vero. Anche più noioso. Si sa, si sa, che non si sa mai quel che vogliamo, che non c’accontentiamo mai. Che tanto sarei scontento ugualmente.

L’arte di prendere le cose per quel che sono, di sapersele gustare, forse non s’apprende mai. Ne parlava splendidamente Mario Monicelli, stasera, alle Iene. Però non so se ci riesco, io.

E allora? Allora Resettare? Ma sì, basterebbe fare training autogeno, autoconvincersi.

Oggi è il 28 novembre 2006, oggi è il 28 novembre 2006, oggi è il 28 novembre 2006, oggi è il 28 novembre 2006, oggi è il 28 novembre 2006, oggi è il 28 novembre 2006, oggi è il 28 novembre 2006, oggi è il 28 novembre 2006, oggi è il 28 novembre 2006, oggi è il 28 novembre 2006, oggi è il 28 novembre 2006, oggi è il 28 novembre 2006, oggi è il 28 novembre 2006…

Ridicolo, trenta.

Che poi no, alla fine no.

Scappare non avrebbe granché senso, e neppure mi salverebbe. Sorrido, e butto giù un altro sorso di rum prima di dormire.

postato da: trentasenzalode alle ore 23:35 | link | commenti (9)
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giovedì, 08 febbraio 2007

SUCCESSIVE IMPROBABILITA’

 

Ieri a pranzo.

"Oh, a proposito, trentasenzalode, ma t’ho detto che me so' sognato stanotte?"

"No, collegadistanza, dimmi"

"Che te facevi ‘na pera!"

"Come sarebbe..."

"Sì! Aprivo la porta del cesso degli uomini e ce stavi te che me dicevi 'aiutame...sto malissimo...'. Non poi capi' come stavi... ".

postato da: trentasenzalode alle ore 13:09 | link | commenti (7)
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mercoledì, 07 febbraio 2007

RUMORE DI SILENZIO

C’è assenza di contenuti. Siano essi sociali o autobiografici. Non c’è di che preoccuparmi. Anzi. Mi godo la bonaccia.

Unica nota di rilievo, il sensibile incremento di “solo una sigaretta ogni tanto, così, in compagnia, tanto ho smesso nel 2000, mica ricomincio”.

Occhi aperti zitti sulla prossima risacca.

postato da: trentasenzalode alle ore 00:05 | link | commenti (12)
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lunedì, 05 febbraio 2007

ALTRE IMPROBABILITA’ DAL NOSTRANO ALTROVE 

Mimmo è il Gene Wilder de noantri. Carnagione di carota, cravatta azzurra su camicia bluscuro: è lui. M’interpella spesso, devo dire con ironica arguzia.

“Ma... hai visto ’a quantità de ragazzini piccoli che ce stanno?”.

“Eh… e che devono fa’?…Non so’ come i telefonini che ’i poi lascia' in carica…se li devono porta’ dietro”.

“Io una soluzione ce l’ho”.

“Ovvero?”.

“Affittalli”.

“Affittalli?”.

“Sì, affittalli. Così tutti potemo fa’ vede’ che se semo fatti ’na famiglia. Guarda che d'ora in poi saranno sempre de più, eh. Poi ogni cinque anni ’i cambi. E’ pure un modo pe’ da’ lavoro a ’n sacco de gente”.

Poi il tronco. Maglione bianco e blu jeans, mi ammicca allusivo, di cose che sa e non sa, ma bisogna anche dire che apparentemente, sa far finta di non sapere.

“Circolano strane voci, sai?”.

“Beh… lasciamole circolare”.

“Ma sì, dai… fanno sempre curriculum”.

E infine sumero, dulcis in fundo. Gilet bordeaux su camicia azzurra, stravaccato al tavolo con me e una ragazza con cui ero uscito l’anno scorso, interloquisce amabilmente, costui, senza conoscere i precedenti.

“Lo vedi, questo che c'ha ’sta faccia da orco, tutto serio? Non poi’ capi’, invece. E’ pieno de ragazze. E c’ha ’n sacco de riscontri. No, ma è inutile che fai così, perché devi di’ che non è vero? E’ così. C’hai un sacco de riscontri. Come falla finita? Perché la devo fa’ finita?”.

postato da: trentasenzalode alle ore 00:10 | link | commenti (4)
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sabato, 03 febbraio 2007

Che cazzo di paese siamo, che qui si muore per una partita di calcio?

postato da: trentasenzalode alle ore 13:28 | link | commenti (2)
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giovedì, 01 febbraio 2007

Nell'universo della mia pazzia ho una nuova teoria

per me la gente vola

so cos'è che non va disabitudine alla realtà

come dire sono solo

io dopo di te non sono morto né guarito ma ci ho provato era mio diritto e non è servito.

 

SULLA LINEA DI FONDO, O SU UN TRENO PER NON SO DOVE, SE PREFERITE

TSL: Salve, Vorrei un biglietto.

AG.:Per dove scusi?

TSL:Per dove… che c’ha in partenza a breve?

AG.In che senso, scusi, come sarebbe?

Ecco come sarebbe. Ad essere immaturi, bisognerebbe fare così. Entrare in un’agenzia di viaggi qualunque e chiedere un biglietto, uno qualunque. Basta che porti lontano. Ad essere immaturi (e io lo sono, accipicchia se lo sono) bisognerebbe fare così. Servirebbe? No. Anche gli immaturi lo sanno.

Comunque io, tutto questo, lo sognavo. Da sempre. Una vita complicata, e relazioni complicate, e slanci e cadute, e passione, e intrighi, e dubbi, e incertezza, e rimorsi, e dolcezza e livore insieme, e non sapere cos’è giusto, o forse saperlo ma fare comunque l’esatto contrario di ciò che dovresti, e non per farti male né per fare male, non per quello, ma per vivere tutto appieno, una volta tanto. Lo sognavo.

Una vita sulla linea di fondo. Questo volevo. E l’ho avuto.

Ora tutto degenera nel dipendere e far dipendere, e “questo è un gran casino e bisognerebbe fermarlo”, e scendere dal treno in corsa finché siamo nei pressi d’una stazione. O forse scendere e basta, che se ti dice bene, ti salvi comunque. E nessuno ti fermerebbe, nessuno s'arrogherebbe il diritto, stai tranquillo. 

Ma non siamo autosufficienti. Questo si sa, anche tra noi immaturi. Siamo persone. Gli affetti, i legami, le relazioni, pericolose o meno che siano, nascono e di esse ci nutriamo. In quanto vita, intendo.

E allora ci diciamo che non possiamo far altro che restar lì sopra, su un treno diretto non sappiamo dove. Giocare su una linea di fondo del destino, sul limite estremo di un campo. Magari in un gioco di cui non conosciamo bene neppure le regole e gli attori, come il baseball. Sperando di riportare a casa il culo, più o meno intatto, più o meno ammaccato. Ecco magari, possibilmente, intonso grazie. 

Come direbbe la banda, “non so dove sto andando ma so che ci sto andando”. L’importante è non finire proprio lì, dove non si deve mai. In un buco di culo di mondo, da cui sarebbe quantomeno complesso, poi, tornare a casa, tornare come eravamo prima.

Certo che se lor signore, tutte peraltro bellissime e fascinosissime, fossero una soltanto, e soprattutto convinta di quel che vuole da me, ecco, se così fosse, tutto sarebbe quantomeno più agevole. O almeno fattibile, via.

Poi però mi riprendo. Ricordandomi che importante, soprattutto, è non perdere mai la misura delle cose. Cioè rammentarsi che, suvvia, i problemi veri sono altri.

Il legittimamente osannato "basta che c'hai 'a salute...e un par de scarpe nove...poi gira' tutto er monno". Sì. Bisogna dirselo, e sempre, e sorridere, sorridere spesso.

Chiudo l’astrattismo notturno, peraltro neppure più tanto astratto, con un cenno di saluto agli astanti. Affettuoso, cenno.

postato da: trentasenzalode alle ore 00:14 | link | commenti (25)
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